GIORDANO RIELLO

RIELLO INTERNATIONAL GROUP

La voce che vi invitiamo a immaginare è squillante, il tono è quello pacato e colloquiale di chi ha le idee chiare, di chi è abituato a comunicare, ma anche ad ascoltare. Trentacinque anni, un eccellente curriculum alle spalle, Giordano Riello rappresenta la quinta generazione di una importante dinastia di imprenditori. Durante questa intervista per Selfie Mag – The Italian Good Living si intrecciano storia personale e aziendale, il racconto dei successi come dei momenti di difficoltà, crescita, prospettive, valori e tanta umanità.

“Sicuramente devo partire dalla storia e dalla tradizione della mia famiglia e dalla parola che più le rappresenta: l’esempio. Ho visto lavorare mio padre e mio nonno secondo determinati parametri valoriali, che mi hanno formato personalmente e professionalmente. A dire il vero, mi sono trovato a fare l’imprenditore soltanto in un secondo momento della vita”. Raccontaci. “Ho iniziato con la passione per l’aviazione, prendendo tutti i brevetti possibili, imparando regole, lavoro di squadra, capacità di problem solving. Le stesse regole del volo le incontri in fabbrica, devi saper costruire una rotta che ti porti da un punto A ad un punto B, devi saper fare squadra, ascoltare sempre. È vero che nasco come quinta generazione, ma mi piace definirmi anche imprenditore di prima generazione, con la consapevolezza – per riuscire a essere competitivi – di poter contare sulle mie capacità”.

Ed è proprio grazie all’esperienza che nel 2013 il dottor Riello dà vita alla Nplus, che si occupa di progettazione e produzione di sistemi elettronici per la verifica dello stato di ammaloramento delle infrastrutture. “Ad oggi abbiamo a livello internazionale il portafogli più grande di ponti e viadotti e verifichiamo lo stato delle infrastrutture per monitorarne le condizioni ed evitare eventuali incidenti. Non soltanto infrastrutture, ma anche scuole, ospedali, opere d’arte come il Duomo di Milano e abbiamo aperto una sede commerciale a Toronto per seguire tutto il mercato del nord America. 50 collaboratori in organico e 11 milioni di fatturato. Abbiamo quattro brevetti sui sistemi e la sfida prossima è lo sviluppo del mercato estero”.

Giordano Riello riavvolge il filo dei ricordi, raccontando quanto “sporcarsi le mani” sia fondamentale. “In passato è stato necessario, ad esempio, prendere la patente del muletto e ho imparato anche a saldare le schede elettroniche. Bisogna saper fare tutto, dare l’esempio. Quando entri in aziende di famiglia, strutturate, devi farlo con autorevolezza, mai con autorità. Oggi posso contare su una bella squadra, senza un team che ti segue e lavora al tuo fianco non raggiungi grandi risultati. Credo molto nella delega, se le persone lavorano com’è nel nostro stile non ho problemi a dare responsabilità e i giusti riconoscimenti”.

Nel 2015, a soli 27 anni, sei diventato vicepresidente nazionale di Confindustria giovani: che responsabilità ha rappresentato per te?

“È stata una bellissima palestra, mi ha permesso di confrontarmi con imprenditori di calibro da cui ho imparato tanto, professionalmente e umanamente, un bagaglio enorme. Sentire poi di avere la responsabilità di lavorare nell’interesse dei miei clienti, gli associati, è stato importantissimo”.

Tu, la tua famiglia avete alle spalle oltre cento anni di storia. Qual è, se c’è, il segreto per continuare a presidiare il mercato con successo e così a lungo?

“Non so quale sia la ricetta perfetta e se ce ne sia una. Noi lavoriamo con istituti tecnici e università, crediamo profondamente nella contaminazione delle competenze, nella capacità di creare un ambiente di lavoro stimolante, generare nuove idee e nuovo progresso. Abbiamo programmi di ricerca e finanziamento dei dottorati industriali, in Canada come in Malesia. Non bisogna mai arroccarsi nella propria turris eburnea. Il mercato poi è fatto dalle persone: se mi chiedono perché ho deciso di investire in un luogo piuttosto che in un altro è perché lì ho trovato le persone giuste, capaci di tatuarsi nel cuore il tuo brand aziendale, di condividere una vision comune, di applicare il medesimo modello di lavoro”.

Proviamo a fare un “gioco”: commenta ciascun richiamo ai vostri valori.

Rispetto dell’ambiente. “È  fondamentale, oggi più che mai, e non per moda. Lo abbiamo sempre storicamente fatto, utilizzando i gas con minor impatto ambientale possibile”.

Risparmio energetico. Lo mettiamo in pratica: con i sistemi a pompa di calore si va verso la decarbonizzazione, si consuma meno per vivere meglio”.

Riduzione dell’inquinamento. “Andiamo anche in questa direzione, acquistando macchinari con emissioni di Co2 molto basse. Non è un racconto, ma un processo misurabile”.

Tutela della salute. “Per noi è indispensabile tutelare la salute nel posto di lavoro, luogo dove tutti trascorriamo la maggior parte del nostro tempo: le persone sono importanti ed esigono rispetto”.

Incentivazione della ricerca. “Il nostro rapporto con l’università è fondamentale. Il nonno, che ci ha lasciato all’età di 96 anni, quando ne aveva 94 ebbe l’idea di creare un centro di ricerca inaugurato con Federico Faggin, illustre vicentino, fisico, inventore del microchip e imprenditore che vive negli Stati Uniti”.

Quanta italianità c’è nel vostro gruppo e come si manifesta?

“Italianità al cento per cento o meglio, per essere precisi, al 99,9, visto che otto delle nostre nove aziende sono in Italia, tutte collocate nella zona del Triveneto. Dell’italianità facciano il nostro baluardo. È la nostra storia, il nostro passato e vuole essere il nostro futuro. Noi facciamo meglio degli altri in tutto il mondo. Viviamo nel Paese della cultura e vivendo in un’overdose di bellezza creiamo inconsapevolmente il prodotto altrettanto bello che realizziamo”.

Quali consigli ti senti di dare ai giovani imprenditori?

“Mai smettere di inseguire i propri sogni, avere coraggio, determinazione e incoscienza per non mollare. A volte, nei periodi maggiormente stressanti si pensa di non farcela, ma la perseveranza è fondamentale. Anch’io ho vissuto momenti complessi ma non ho mai smesso di credere”.

Prima di congedarci, però, il dottor Riello, l’imprenditore affermato, sottolinea la ricchezza del suo successo più grande, quello del Giordano più intimo, facendo una dichiarazione molto vera ed estremamente umana. “Le mie tre start up più belle sono i miei tre figli, avuti da mia moglie Francesca”, dice andando via sorridendo.

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