MARTINA MINETTI

Export manager, originaria di Saluzzo, 38 anni, esperienza ultra decennale nel ramo food, è profondamente innamorata del progetto Niasca Portofino.

“Niasca Portofino è una porta gastronomica che trascina i buoni profumi della cucina tipica del Tigullio, l’odore del mare, il profumo di basilico unito al profumo degli agrumi. È salsedine sulla pelle, è cibo e ospitalità. Il nostro motto è “less is more”: niente conservanti, niente coloranti. Se compri materie prime giuste e le sai lavorare, puoi permetterti di lavorare bene con poco. Non scendiamo mai a compromessi e nel nostro progetto puntiamo sempre e solo sulla coerenza”, racconta entusiasta.

Come si diventa unici e distinguibili? “Torno a parlare di coerenza, è fondamentale non cercare scorciatoie anche quando – magari – lo richiede il mercato. Il nostro marchio ha una forte identità, e usiamo tutte le nostre energie per valorizzarlo giorno dopo giorno. È un marchio fortemente legato al territorio, innalzando Portofino, piccolo villaggio unico al mondo nel suo genere: tutti vogliono o vorrebbero essere lì ma non tutti possono permetterselo (dice con sorriso fiero in viso). Il nostro non è soltanto un brand, le origini degli imprenditori che hanno dato vita a Niasca Portofino sono radicate qui, i nostri prodotti sono davvero coerenti con la nostra terra”.

Come descriveresti il profilo del vostro pubblico target? Chi sono i vostri clienti?

“Il nostro, per capacità di spesa, è un cliente di medio alto livello. Vendiamo moltissimo all’estero a tutti gli appassionati di eccellenze italiane. A New York, per esempio, un vasetto del nostro pesto viene venduto a 12 dollari: non è un articolo per tutti, ma per un cliente che intercetta l’eccellenza e ha grande comprensione del prodotto, oltre a essere un amatore del food made in Italy”.

Oggi si parla molto di manager digitali: in che modo Niasca Portofino punta sulla comunicazione social per migliorare la propria forza?

“Puntiamo indubbiamente su contenuti di qualità”, afferma Martina. Il canale Instagram di Niasca, ad esempio, ha davvero un appeal incredibile. “Sì, è molto curato. Le immagini parlano da sole e ci rappresentano appieno. Siamo anche sponsor del Genoa calcio e collaboriamo con una rosa di influencer, per rimanere in gergo calcistico seppur non mi appartenga!”.

Come si fa a capire se un brand può durare nel tempo?

“È diventato estremamente facile creare un brand, anche senza attuare investimenti impossibili. La differenza però la fanno la ricercatezza del prodotto, il packaging, la qualità, la solidità dello storytelling. Per resistere bisogna possedere testa e coerenza.”

Oggi si parla molto di manager digitali: in che modo Niasca Portofino punta sulla comunicazione social per migliorare la propria forza?

“Puntiamo indubbiamente su contenuti di qualità”, afferma Martina. Il canale Instagram di Niasca, ad esempio, ha davvero un appeal incredibile. “Sì, è molto curato. Le immagini parlano da sole e ci rappresentano appieno. Siamo anche sponsor del Genoa calcio e collaboriamo con una rosa di influencer, per rimanere in gergo calcistico seppur non mi appartenga!”.

Come si fa a capire se un brand può durare nel tempo?

“È diventato estremamente facile creare un brand, anche senza attuare investimenti impossibili. La differenza però la fanno la ricercatezza del prodotto, il packaging, la qualità, la solidità dello storytelling. Per resistere bisogna possedere testa e coerenza.”

Oggi ci sono tanti giovani che accettano la sfida di diventare imprenditori. Che consigli ti senti di dare loro?

“A mio parere si deve sempre puntare su un lavoro che piaccia e appassioni. E poi, non spaventarsi nel fare la gavetta: laurea e competenze non bastano, ci vuole umiltà e bisogna darsi da fare, ovvero “tirarsi su le maniche”.

Puoi farci l’identikit dell’imprenditore di successo?

Martina esclama: “Domanda leggera (sorride ndr). Bé, nel tentativo di sintetizzare, un imprenditore ha successo se è capace di pianificare con lungimiranza ed essere sempre parte attiva del proprio team nonostante la posizione di favore che deriva dall’essere direttamente a capo della squadra; noi da questo punto di vista siamo molto fortunati: soci fondatori, direzione…tutto il team è formato da persone eccellenti”.

Per concludere, quanto è importante essere un “prodotto italiano al 100%”?

“È importante al 100%! Per comunicare l’attaccamento al territorio, poi, è imprescindibile”.

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